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Tomo nono.
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155
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Trattenimento XII. 155

balia tutti i privati . Ma primieramentequest idea di commercio è troppo vaga, etroppo generale : ella abbraccia troppe mate-rie , e troppi paesi, onde non può divenir sog-getto d un giudizio , che non s inganni inniente. Imperocché quello che si può dire converità duna mercanzia, e duna maniera ditraffico, non è egualmente vero di tutte lal-tre; poiché le procedure e gli avantaggi delcommerciò variano , come le materie che sitrasportano, e come i bisogni od i gusti de 1 di-versi popoli co quali a bbiam da fare.

Si può considerare il commercio de nostriprodotti d Africa separatamente dal commer-cio straniero : e nel commercio straniero lacondizion de negozj che facciamo nelle nostreColonie di Sicilia e di Sardegna, si può trova-re differentiffima dal commercio che fanno inostri Navigatori nell Isole Fortunate, 0 ap-presto altri stranieri che non ci fono soggetti.Ecco dunque tre quistioni, in luogo duna .

i». Se lidea di ben pubblico sattenga inse-parabilmente alla vendita del nostro sermen-to , e denostri datteri, attribuita per privile-gio ad una compagnia di alcuni mercanti, conesclusione di tutti gli altri Cittadini.

2«. Se E idea di ben pubblico si concilii facil-mente con quella dun commercio affatto li-bero in tutte le nostre Colonie.

3 0 . Se E idea di ben pubblico sia compatibileco! libero commercio de privati in paesi lonta-ni e independenti da noi.

Sopra la prima quistione, che è saper , seesiga il ben pubblico , che sobblighino tutti inostri fattori, ed i nostri proprietarj a dare per