Trattenimento XIÎ. 169
che si è detto, risulta , che non i’imposizionefa il male, ma lo fa il timore d’essereaggra-vato, e perseguitato . Imperocché la imposi-zione messa in proporzioncolle facoltà de'par-ticolari , può da una parte essere tanto tollera-bile, quant’eli’è necessaria; ed occasiona daun’altra parte la più utile circolazione pertutto lo Stato , mercé i diversi impieghi del di-naro e dell’erario; dovechè il ftimore d’efferegravato di taglia soverchia , e tormentato ar-bitrariamente, spegno il coraggio, l’industriae la spesa ; vale a dire tutti i fonti del consumodelle derrate.
Magli agi e i comodi del popolo, che sonouna conseguenza della certezza dei suo lavoro,e della savia proporzione della taglia colle dilui facoltà, hann’eglino poi tanto che fare ,quanto pensiamo, colla sicurezza dello Statoe col vero Ben pubblico? Qui due sorte di Dia-lettica pongonsi a discutere la Questione .Ascoltiamo prima la dialettica del ricco prò.pisciarlo; verremo poscia a quella del buonsenso comune, cioè alla Logica deU’Uomo.
I proprietarj de’beni in fondo, e stabili, iquali per lo più si credono nati per possederela terra, ad esclusione d’altri, vedono alla pri-ma occhiata,e con quella loro particolare per-spicacia, che la povertà del popolo moltiplicail numero delie braccia, che devono lavorarele loro terre; e che quanto più il popolo sa-rà miserabile, tanto più î lavori e le raccoltesi potran fare a minore spesa. Ora questa ope-ra e questo lavoro delle lor terre , fatta conpicciol costo, con mansuetudine e sommissio-ne , è il bene supremo d’unoStato. Dunque