îS8 La Sèienza ÙsuaiI
I FATTI rann0 meglio presentare a’giovani alcune rad®coke di moralità, che pezzi di storia. Lab-ro intenzione in questo li è di formare il giu-dizio con le verità che risultano dalle azioni *più tosto che tenere gii spiriti occupati nellanarrativa di battaglie, od’avvenimenti, chenon sembrano atti ad ammaestrarli. Ma po-nete da una parte gli Adagi d’Erasmo, edail*altra risloriad’Aiessandrò, o del Visconte diTurrena; Erasmocolla suaaffoltatadeduzio-ne di regole, di massime, di riflessioni mora-li, nonaverà quasi alcuno per se; o non fa-rà letto il suo libro, o sarà letto sbadiglian-do. Tutto quello che altri ha voluto aggio-gnere al picciolo numero di riflessioni del Si-gnore il Duca della Rochefoiicauit, e stato ma-lissimo rice vuto.Erano elleno già a sufficienza,per l’età nella quale gli uomini pensano, e sonsempre soverchie per l’età nella quale non pen-sano . In fatti non basta che le cose sten buone :bisogna che si postano imprimere facilmente siil’universale degli uomini , per coltivarli efecondarli « Ora questo è il privilegio dellaStoria: ella incanta il Lettore, con presen-targli de’fatti, che non hanno l’arida sem-bianza di Leziosi; ma che fono i rudimentio fonti d’ottime lezioni, e che realmente con-tengono le verità , che lo spirito da fo ne ca-va con più profitto. Confesso che una sola pa-rola di M. di Ttirrena,muove talora ed istrui-sce più che il racconto delle sue battaglie ,Ma il merito di questa parola, il pregio diquesto bel sentimento, non è bene appreso,che coll’ajuto del fatto , che gli badata occa-sione. Oltre il buon giudizio, la ferma pre-