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Tomo quinto.
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Dialogo Primo. 7

t|, ti, ed arrivano per insino a spaccare tutto ilterreno;veggiamo ancora,che le fiumane d'in-iv verno (come pur ora diceste) gì’inondano, e»f gli ricoprono da capo a piede di mota. In talf caso parrebbe,che le semenzequincentro rac-

la chiuse aveller dovuto dal gran bruciore , oè dalla soverchia umiditade, perire. Ma eglil»> non è così. Concioffiachè tutti que’semi per

A quanto scriati si fieno, sono però premuniti diÉ varie spoglie sì impenetrabili, che il germeN quivi annidato non ne riceve alcun danno,n Non è ancora finita la state", che tutti princi-ifu piano a ripullulare; nè ancora è giunta la pri-bb, mavera ( la cui fiorita stagione invita l’uomo aj|. visitar la campagna) chela terra torna a smal-tii tarsi della sua primiera verdura. Allora si ve-nti, sle, per dir così, in abito di gala, e si studiaIno, di comparire dinanzi al suo Re colla maggioreM decenza e rispetto, che sia possibile.ntji, Ma il prodigioso abbigliamento di tutte 1’el! , erbe, che ricamano le praterie, non tende so-ni, lamento a far di se steste una bella mostra.

Hanno tutte una maniera di foglie, e di fiori1 | totalmente diversa, e racchiudono in se mc-j. delirne una vi rcù affatto affatto particolare.

[o t Cav. Come - 5 Tutta questa erba , che noia, calchiamo adesso co’piedi, non è forse d’unautili medesima qualità?

H’aj. Trior. Certo, che quell’erba, che torna aA rigermogliare, o a rinascere, èquasi sempredui. la stessa. Ma voi non potete mai fare due pas-jju lì, che non v’ imbattiate a calpestarne di cen-to spezie pi verse. Questo, per modo d’esem-.clt pio, è ilraperonzolo, che si mangia in insala-ci, ta : que ss aliterò il nasturzio : quello , che voij. A 4 ve-

Le vir-tù dell’erbe de’prati. ,

Le spe-zie prin-cipalidell’ er-be de’prati.