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qualche disgrazia, mediante la quale questaguadagno diminuisca. Ma può pur darsi il ca-so, che il rincaramento de* latticini lo facciacrescere; e che qualche proveccio accidenta-le, come sarebbe la vendita d’un giovenco,o d’una vitella mongana vi faccia raddoppia» 1re tutt’in un tratto il guadagno. Un vitello. îallevato, può valere, incapo a qualche me-se, quindici lire diFrancia, e forte più Quel- “li, che s’allevano lungo la Senna in N orman- 1
dia, e che fi chiamano a tal oggetto vitelli di *
riviera, fi vendono comunemente da trenta,. 11in trentacinque lire di Francia, e spesso an-eoe d’avvantaggio. Ma, per giustificare il: f 1
mio computo, v’addurrò un fatto, cheba- “
sta per cento prove. Havvi un villaggio di “
cento fuochi da me veduto, i di cui abitatori 11
non hanno altro fondo per sostentarsi, che 1' “
adiacenza d’una prateria, la cui estensione £l
abbraccerà un miglio e mezzo di terreno qua-drato. Chiesto paese non ha alcun commercio ®
con Parigi, ma bensì con due otre Città po- ®
co distanti fra loro, ciascuna delle quali fa in *
capo ali’anno del gran consumo , ed è soma- *
nadal detto paese una trentina di mìglia. La *
prateria è capace d'alimentare ottocento vac- 11
che: sicché, a ragione di quaranta lire l’an- J
no per capo, non dovrebbe rendere in tutto ?
più di trentaduemila lire di Francia. E pu- ,!
re a conto già fatto, e più e più volte reiterato à
per parecchi anni di seguito, fi è trovato , 11
eòm’ ella soverchia anno per anno le quaranta P
mila. i
Cav. Vaglia rl vero, cotesta è una bazza '
degna d’invidia. Luon per quei terrazzani, !
x che 1