Le pra-rerie'ar-tifîciali.
La me-dica.
(a) Sor-ta â'er-ba- chefa tap-parellaqualevedi
Diofcor.
Lar.
Clwro-
k>l,ill.
50 L E P R A T E R I E.
co marino, dell’olmo, e d’altri molti, icuinomi presentemente non mi sovvengono.Coslpervengono a forza d’industria a non patire pe-nuria di quella preziosissima crema, che si con-verte , per sodisfarci, in mille forme diverse,e di q uel latte sì sosianzioso, eh’è il compana-tico de’poveretti.
Ma siccome egli è quasi impossibile il colti-vatela terra,senza l’ajutod’erba abbondante,per sostentare con essa degli animali, che la la-vorino, così, se la natura non ci somministraper se medesima delle pasture, c’ingegnamo daper noi stessi di formarne (per dir così) delle ar-tificiali. Si taglia un pezzo di terra convene-volmente spazioso, e circonvallandolo pero-gn’intorno d’una fossa molto profonda, perchéil bestiame non vi si possa accostare, si va rom-pendo , e lavorando più d’una volta ; ed a feb-braio vi si semina della vena, o del sieno piùscelto, sì veramente, ossegli s’adatti alla qua-lità del terreno.
Se la terra da noi destinata a far prato è uber-tosa, dopo averla ben bene sgretolata, e am-morbidila , vi si puù seminare dell’erba (a)medica, spargendone regolarmente un terzodi staio alla Fiorentina, esse quanto dire unaventina di libbre per ogni coltra. Ma per assi-curare il partito, e ricavarne eziandio maggiorfrutto, si tramescolano colia medica parecchiequartine di vena, e buttasi questo seme cosimischiato a brancate. Gli steli della vena so-verchiano sempre quei della medica ; e sì ven-gono a preservarli dagli alidori, per cui po-trebbono per avventura restar bruciati. Il pro-vento della vena può compensare il pririsanno