4 o Le Praterie
tan la voce del lor pastore . Il pastore le-vandoli ogni mattina per tempo , al primoapparire del Sole, spalancate addirittura lestalle, da’ fiato al suo corno, editata conquesto segno gli armenti ad uscire in cam-pagna ed eccoti venir suora, a truppe, atruppe, e cavalli, emuli, e somieri, e ca-pre, e pecore, e vacche , e giovenchi , etutto ciò , che alla sua cura è commesso.
Il pastore si pianta alla testa di questo nu-merosissimo esercito , e lo guida, senza pe-ricolo, che alcun deserti, al quartiere del-la prateria , che gli sembra più acconcia ,colla mira di risparmiare frattanto le vet-tovaglie, che vanitosi accumulando negli al-tri sentieri, cioè l'erbe dell’altre pasture. 'Dà un altro segno col corno, ed ecco tuttaquella genìa schierata lungo la riva d’ unrio, per abbeverarsi. Suona la terza voltail suo corno per dar il segno della ritirata,e tosto l’accorto armento s’avvia verso ilvillaggio, dove arrivato ogni squadrone se |n’entra nel proprio albergo senza abbaglia-re. Or così appunto il guardiano dell’api,suonando la mattina a buon’ora il suo zu-folo, è capace di farsi intendere da questoaligero armento, e di staccare tutte le pec-chie della contrada dal proprio nido, e lar-sele venir dietro . Egli le guida ora in unquartiere di fiori, ed ora in un altro, perdar campo a’medesimi fiori d’impregnarli di |quella dolce rugiada , eh’ elle vi cercano, jAnnuvolandosi il Cielo , o sovrastando la '«notte, torna a dar fiato al suo zufolo, e lerimetta di buon accordo a’ loro alvear,.
Cav.