Dialogo Terzo. 93
spezialmente, che qualche brulicame di pesciviene a guizzare, o a trastullarsi in quel (ito,che ritirando alquanto indietro la teda, e gi-randosi deliramente a man dritta , lascia anda-re nel tempo desso la rete, eia butta nel fiu-me ; il che appunto fa in quedo desso momen-to. Il peso de* piombi, ond’è attorniatoli vi-vagno della medesima rete, l’ha già precipi-tata nel fondo dell’acqua . Ma il pescatore,tenendo sempre afferratala corda, per cui dalegato il cucuzzolo del ritrecine, è padrone diricuperario^ogni volta, eh’ei vuole. A misu-ra, ch’eitiraasè quella corda, il cerchio dabasso si va drignendo, e serrando. Impercioc-ché tutti que’piombi, che lo coronano, vanfregando di mano in mano il terreno, e me-diante il lor peso $’accodano, e tìcolleganoinsieme. Levandosi fuor dell' acqua la rete,tutto quel pesce , che si trovava annidato den-tro a si fatto recinto, riman nella rete, e di-vien preda del pescatore.
Cav. L' amico non ha gettatori ritrecine acaso. Mirate, che bel pesce egli ha preso !
Trio?. Lo vedo. E'una bellissima laccia.L’avràfacilmente agguatata in quel sito, e poscia le a- | ac "vrà gettati alquanti pugni di sale per adescarla. c ^k 3t "Cav. Vedo là nel!' imboccatura di que'due •*fossi, certi graticci, 0 rastrelli di vimini, cheforman come un triangolo, la cui base è la boc-ca del fiume, e 1’ angolo opposto 1' interioredel fosso. A che fine vi danno ! e perché sonmodellati, edispodi in tal guisa ìPrior. Cotedi tasselli son due gabbie di vi-mini ,fazionate, come voi ben diceste, ama- l* gab-arra di triangolo , la cui base risponde nel fiu- bis.
me,