Di aiogo (Quarto. 107
stri cuori l’ammirazione, quando non se ne fanè i principi » uè le cagioni , faccian nasceredentro noi stessi una maraviglia maggiore, al-lorché, in cercando, ed in speculando, arri-viamo sempre a discoprirne le cause, l’artifi-zio , e la magnificenza, accinghiamoci pur dibuon animo ad investigare, se sia possibile , 1'origine delle fontane, e del moro perenne dell’acque, lutto ciò, che ci riuscirà d'indagareintorno a questa perpetua, ed incessante ma-raviglia, che ci li presenta continuamentedi-nanzi a gli occhi, aumenterà sempre più la no-stra venerazione, eia nostra gratitudine versoV autore della medesima.
S’io mi pongo a ri vilicare l’origine della Sen-na, della Garonna, o del Reno; s’io m’ap-plico a rintracciare il principio d'ogni più po-vero fiumicello, e d’ogni fiume Reale, nontrovo, che alcun di loro scaturisca dal seno del-le pianure. Tutti, oalmen quelli, che a meson noti, sgorgano dalle falde, o pur dal mez-zo 'delle montagne. Or qual privilegio posso-no aver le montagne, sicché quivi solo s’abbiasfarla rassegna generale dell’acque ?
E vero, che le montagne, mediante le lo-ro eminenze soprastanti alle pianure, sono ac-conce ad irrigare levasti, ed a somministrarealle medesime il bisognevole per far correreifiumi; Ma chi darà l’acqua a queste monta-gne ? Io non vedo sopra di esse alcuna scaturi-gine, o vena, che possa fornirle del necessa-rio, per mantenere perennemente lesopram-mentovate correnti.
Cav. Eh, Signore ; io non credo , che levene de’fonti s' abbiano da andar a cercare al
di