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Tomo quinto.
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Dialogo Quarto. 127

li# .per mandar giù, o tirarsi un forte canapo del-J® lagroslezzad’ un braccio, il qual s’avvolge,à'p e si svolge secondo il bisogno.f® Quando si vuole scendere abbasso ( il chesuol farsi da una brigata di trenta o quarantaM * persone alla volta) il caporione della brigatallfi ; raccomanda a quel canapo una corda ben gros-sa, ed allacciandosela attraverso alla vita, vi^ si pianta come a sedere. Poscia prende un al-tro compagno su’suoi ginocchi; e tutt’e due sicalano abbasso tre 0 quattro piedi, e non più,*!• per dar agio ad un altro, che attacchi medesi-à inamente la sua corda a 1 predetto canapo, e pi-M gli su le ginocchia il compagno. Discesi costo-0* ro per l'intervallo di quattro o cinque piedite dentro la buca , scalano di mano in mano due«jsi altri : e quando tutti gli scalatori han preso ilmie lor posso, si fa girare il cavallo d’intorno ali'agguindolo, per isvolgere il canapo, che li fo-rni lliene, senza restare giammai, sincantocchèB>: il caporione della brigata con tutti i suoi com-iti. pagai non è giunto a metter il piede in sul pri-mo piano, la cui profondità può montare a un,it:j centinaio di pertiche . Quivi tutti quanti si{visi slacciano, e coll’ajutod’una falcola, carnmi-iii.ti nando alla banda , s’inoltrano per certi sentie-ri! ri tortuosi, che vanno sempre alla china, ver-giti! so la seconda buca, eh’ è ancor profonda altret-

g» tanto. Giunti colà, scalano abbasso permez-zo di certe scale artificiosamente formate, elnit congegnate con maestria dalla bocca insino ali*tî estremità della buca. Laggiù son riposte le nti-fot: mere del sale, che vale a dire dugento perticheujj sotto il piano della Città . I cavatori si pongonjgfj;; quivi a scavare da tutte le bande, e stan coll’g [occhio