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Dialogo Quinto. rzz
nebbie, e i nuvolosi vapori, che si risolvonoin pioggia; che le lor viscere son le nostre pe-scaie , o le nostre conserve d’acqua ordinarie ;e che finalmente le loro aperture laterali, percui sgorgano Tacque, son dirette ad inaffiarle pianure, a spandersi su pellà superficie del-la terra, ed a secondarla , in vece d’insinuar*visi dentro , e di tornare seni’ alcun prò a sca-ricarsi per qualche doccia sotterranea pel ma-re ; voi certamente bandirete dal vostro cuoreun pensiero SÌ strano.
Cav. Che le montagne sieno acconce a dareali’ acque lo stroscio, e a farle scorrer per lapianura, è tanto evidente , che il contro ver-terlo sarebbe un impugnare la verità cono-sciuta . Tutto il punto Consiste in provare,chesi sollevin dal mare tanti vapori, che sian ba-stanti a fornire in un giorno lascia Senna diventotto milioni di pie cubici d’acqua .
‘ Vrior . Intanto che noi ci andiamo innol-srando verso le falde della montagna, la .cuistruttura s’è disegnato di esaminare, divertia-moci a confrontare la q uantità dell’ acqua de-rivante dâ’ vapori del mare , c risolventesi inpioggia, con quella, che scorre su perso let-to de’nostri fiumi. Così adempierò la miapromessa di ieri, che fu di provarvi, come laquantità dell' acqua proveniente da’ sopradet-ti vapori, è molto maggiore di quella, chescorre perle riviere, e poi passeremo ad esa-minar la maniera, con cui quest’acqua s’adu-na nelle montagne.
(a) Alcuni osservatori non men giudiziosi ,che pieni di pazienza, e di flemma, han mi-surato a un puntino quant’onced’ acqua pio-
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(a) M.Mariot-te delmotodell’ ac-que.