Dialogo Quinto. 139
îuttaquanta coperta di piante; le quali suc-chiano in tempo di giorno per i canali delle lo-ro radici 1’ acqua dispersa per lo terreno, e be-.vono in tempo di notte per i meati delle lorfoglie 1’umidità dell’ambiente, che le cir-conda. Dal consumo dell’acqua, che gior-nalmente si fa, per rinfrescare una sola pian-ta, argomentate, quanto grande esser possail dissipamento della medesima, per refrige-rarle tutte. Due foglie di fico poste da M. dela Hire in una caraffa ripiena d’acqua, se nesorbirono in manco di sei ore la sessantesimà-quarta parte: dal che si raccoglie , che in do-dici ore se n’ avrebbon succhiata la trentadue-sima parte, in un giorno la sedicesima, in dues ottava, ed in sei l'avrebbon consumata tut-taquanta.
Cav. Dianzi sofisticava, per arrivar a sa-pere come il mare, ricevendo incessantemen-te Tacque de’fiumi, e de' torrenti, non ri-gurgitasse, e non'allagasse le pianure. Maora eh' io so, come i vapori derivanti dal ma-re versan sopra la terra più acqua, che i fiuminon gliene riportano, vado fantasticando perindagare , com’ egli, mediante una tal dis-falla, nons’annichilisca. Imperciocché, sesuscita del mare è ogni giorno maggior dell'entrata, com’è poffibie, eh’egli non impo-verisca, e alla perfine non venga meno!
Vrior. La vostra difficoltà, che veramenteè gagliarda, diverrà ancora più forte, se ciporremo ad esaminare, quanti a un di pressosieno i vapori, che scaturiscon dal mare . Inprimo luogo, convien suppore ( e ciò chiara-mente apparisce dalla sola inspezioue del
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