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Tomo quinto.
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î 48 Evaporazione del Mare,

rì , dopo che fummo tornati dal nostro paffeg,gio, cadde un rovescio d’acqua sì rovinoso *che mai non ho veduto il simile, il qual duròpiù d’un' ora .-Mi venne in testa di scandaglia-re sin a che segno 1*acqua piovana potesse in-ternarsi nel terreno, edì scoprire, se mi tostestato possibile, com’ella vi s’adunasse, sicchévenisse a formarvi de’pozzi, e delle fontane.Presi una zappa, e mi posi a scassare la terra insei luoghi diversi, parte in giardino, e partefuor del Castello. Smantellai parimente un pic-colo monticello vicino, per vedere, se il ter-reno montuoso sorbisse più acqua, che non fa-cevano le pianure. Trovai in qualche luogo,chela terra era inzuppata d'acqua al più al piùfino a un mezzo pie: ma comunemente perònon era penetrata più a fondo didueo tre dita.Se le pioggie più strabocchevoli non s’inter-nano nel terreno più di tre dita, bisogna dire,eh’elle vadano a scaricarsi addirittura nei rii,e che da’rii imbocchin ne'fiumi, per quindisuccessivamente portarsi al mare. Del restonon so vedere com’elle possan formare là den-tro una benché minima fontanella, mentre laterra non apre loro il passaggio.

Prim. Se la terra non apre ali’acqua il pas-saggio da per tutto, gliel apre però in moltiluoghi: e tanto basta per comprovare il mioassunto- Voglio accordarvi, che questo fattosembri impossibile: non resta però, eh'eglinon fia.più che vero. Vi sono delle montagneoltre misura eminenti ( come le Cordiliere nelPerù, il Fico nessi Isola di Tenerissa, e parec-chie altre in diversi l uoghi ) dove si prova nelcuor delia State un freddo sì acuto, che tal non

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