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Tomo quinto.
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Diàlogo Quinto* ì4p

»|ilti sentenostri climi nelle giornate più rigi-risi de deliinverno ; Questo non è un miracolo|ifi per chi sa, che i vapori trasportati colassi! alto

à- dal vento vi ti congelano, e copron di névi le«è loro pendici, in tempo, che gli abitanti, ac-ini; casati presso le falde , godono un aria tetnpe-!î,d rata, o provano de caldi eccessivi. A piè diita così fatte montagne , che vedenti tutto ì armoiti!:; albeggiare di neve ( come son ì alpi, ed i Pire-#,; nei ) trovanti alcune fonti, che principiano ase gettar acqua nel mese di Maggio, ed a Set*: L tembre si seccano ^ Sintanto che il Sole sag*ài gira vicino al tropico, ed ha virtù di riscaldar: le pendici delle predétte montagne, le nevilassù adunate fi liquefanno, scolano giù peM! : meati del terreno, e fermanti ora alle falde,;!0 m< ed ora nel seno stesso demonti, riposando surli un letto o di ghiaia, o di pietra j dove forma-le no le fontane. Ma quando il Sole si dilunga,J, ir dal tropico, ha più virtù di accalorare le so-prarhmentovâte pendici, le nevi cessano di li-ì quefarsi, e le fontane non buttan più; Molte^ àncora non gettano f se non nell ora della cal-,uj dana, eh è quanto di re di fitto meriggio. Osiche si vede § che le nevi liquefatte sono f origi*ne di queste fontane, e che quellumore s* in-! ì ([i fwua profondamente fotte ira, quantunque t«sii canali* per cui vi penetra, fieno in visibili.

v Ciò viene ancor «comprovato da un fatto! | t chiaro, e patente . Imperciocché le nostrefonti., ed i nostri pozzi nelle stagioni soverchioasciutte, parte languiscono, e parte sisecca-i"',, » ci per affatto, ed ai ritorno delle piogge ,'j,; quelle si ravvivano, e questi ripullulano. Si c .( L ché è forza dire, che P acqua piovana tro v jìfi K 3 pur