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Tomo quinto.
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Dialogo Quinto. 155

îA sto burrone, per cui si sale alla valle, posta nel

tot mezzo delle tre colline.ai» Di grazia innoltriamoci un po’più avanti.»} Vedrete là entro quattro altre fontane d’unastruttura molto diversa da quella delle prece-tjE denti. La prima scaturisce dalla pendice me-tili desima di quel poggio, la seconda dal mezzo,gli e l’altre due dalle falde,lili Cav. Piano, Signore. Non mi faceste offer-ii® vare, che dalla pendice d’un monte non puòpiai scaturire veruna fontana ? So ancor io, cheS? lassù sopra vi piove , ma la raccolta dell’ acqua,:,š che dee formar la fontana, non si può fare, senon più abbasso. Questo esempio farebbe con-tra di voi.

lai: Trior. Quand’ io vi dissi, che dalla cima d’un

monte non può scaturire veruna fontana, nonia supposi, che allato a questo monte vi potess’ita essere un altro colle di qualche pertica a luisuperiore, o veramente una montagna più al-ia: ta, perché in tal caso l’acqua adunata nella più

g,; alta può benissimo ritrovar de’canali, ondeintrodursi liberamente nella più bassa, e qui-|t| vi rimontare fino al livello, da cui disceseinM quella maniera appunto, che l’acqua intro-iti; dotta dentro un sifone , o cannello inarcato di-pi scende per una parte nel fondo dell’ arco, e poijjjji; rimonta per l’altra altrettanto, quanto fa lauJ: sua scesa. Or cosi giusto succede nel caso no-

ià itro. Allato a quel colle, da cui scaturisconoli le nostre quattro fontane, s’estolle un’altramontagna più alta, i di cui suoli petrosi di-scendono sino alle falde , e quivi incurvandosifL quasi altrettanti sifoni sotto il terreno,rimonta-no, dove più, e dpvemeno, verso la pendi-ce