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Tomo quinto.
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167
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Dialogo Quinto. 167

ili® Cav. Mi viene adesso un sospetto , che for-iti se forse non è fondato in aria ; cioè, che sottola terra non vi possa esser tant’ acqua, quantane scorre al di sopra. La pioggia , che cade«M sulle pianure, vene debbe adunare una granfluì quantità . Secondariamente non sempre ti tro-ppi van nelle montagne de’ letti ■d'argilia, capaciM di fermar V acqua, e di raccoglierla nel proprioatti seno. In tal caso ella discende più abbasso. Oraquest’ acque ammassare sotterra non .'svapora-titi no, come fan quelle, che stanno esposte al se-àtz reno. Dovrebbono adunque alla per fine rigur-Sfc gitare, ed annegarci, Che ve ne pare ?e;- Trìor. Cotesta obbiezione viene a conferma-mi re tutto ciò, chèli è detto intorno gli’ originelà delle fontane, ^

Quel!'acqua piovana, che s'intèrna nel cu-be po seno delle montagne, e delle pianure , for-jiiif: ma de’fiumi sotterranei, che vanno a sbocca-aaas re di per di sotto nel fondo del mare. S’io viili., provo la positiva esistenza di questi fiumi sot-i t is terranei, credo che farà sciolta tutta la vostra: j!B difficoltà.

Cav. In tal caso non avrò che, replicare in(I ij; contrario.

jjn,; Trior. L'esistenza di questi fiumi sotterra-ci: nei viene attestata , e confermata da un’infi-A nità di relazioni, e da tutti i cavatori delle1,0 miniere. Ma siccome il volgo fi crede, chegCs questi fiumi vengan dal. mare, cosìènecessa-rio provare, eh’essi diri vano dalle piogge, ef| j t che pailàndo dalla superficie nelle viscere della'â terra, vanno nascosamente a scaricarsi nel se-no del mare.

: ( , C î Che le correnti sotterranee provengano dal?fe L 4 aria,