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Tomo quinto.
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2Z4 I l Mare

che gli abbisognano, senza pericolo d’ingoiarealcun cibo, che non convengagli, slantechèla sottigliezza di quelle minutislime fibre nongliel permette.

Le stelle n pittore non potea imitar con più graziaLa *sfai il contrapposto, e la vezzosa diversità dell’ o-la mmî- P erc ài Creatore, che in collocare accantofa, a’ricci le stelle marine. Quelli son tutti ap-pallottolati, e queste distendono cinque brac-cia ben lunghe, ciascuna delle quali va a ter-minare in un raggio. Ve n’ha taluno, chen'ha più di cinque, e da cui spuntano de’ sottilis-simi ramiceli!. he stelle marine camminanoper ogni verso, ora rependo, ed ora nuotan-do. Tuffan nel fondo dell’acqua diverse pic-cole trombe carnose, che servono loro, comes’è detto de’ ricci, a succhiare i proprj alimen-ti. Oltre di questi ordigni, son forniti ezian-dio verso il centro de’loro raggi d’una boccacon molti denti. Non avendo, come gli altrianimali, sorgano della vista , per allacciarla lor preda, son premuniti di maggior co-pia di sentimenti per riconoscerla al tasto,e per succhiare, e divorare ciò che al lorvitto abbisogna . Quandd non trovano dasbattere il dente si valgono delle trombe ,per rintracciare tra ’l fango e tra 1’ erba illoro cibo, supplendo in cotal guisa al difet-to d’una preda più sostanziosa. Non si è an-cora scoperto in che maniera esse faccianola digestione, nè tampoco per dove si sgra-vino de’ loro escrementi, se pure non li de-pongono sotto una certa pietruzza, che tro-vasi sol loro dorso, e che vi pare attaccatacon de’ lacetti.

Al-