Dialogo Sesto. 145
per lo lungo, sicché amendue quei copèrchivengono a combaciarsi , e a congiugnersi tena-cemente l’uno coll’altro.Quando poi vuol apri-re il suo nicchio,per godere il beneficio di qual-che nuova marea,0 d una pioggia benefica,riti-ra a sé quell’umore, e sì sgonfiando, ed allun-gando i suoi muscoli, spalanca simposio del suobaIcone.Ciò,ch’ella s’operi,quando sommergenel fondo dell’acqua.non essendoci permesso ilvederlo,si può solamente congetturare,La con-cbiusione si è, che in tutte Dopo re della naturati ravvisa un artifizio, chela nostra corca capa-citade trascende, ed una liberalità verso Duo-mo, che non ha limiti.
Vedo,Sign. Cavaliere, che i vostri occhi nonposson saziarsi di rimirar questa tela. Deh nonperdiamo più tempo a contemplar per minutonè queste tartarughe, le cui carni,e le cui uovason sì sostanziose ; nè tutte queste ghiande ma-rine , che non son men nutritive delle tartaru-ghe ; nè questi cannelli petrosi ,che servono adalloggiare altrettanti vermi ; nèquest’insetti,che coronano Doperà del dipintore. Se noi vor-remo fermarci a osservare a parte a parte cia-scuna figura, consumeremo la presente giorna-ta, senza poterne vendea capo. Sacrifichiamoquesti pochi momenti,che ci rimangono,a visi-tare le varie piante marine, che son dipinte inquest’altro quadro.Il pittore le ha divise in treclassi. Nella prima ha prese a delineare le pian-te tenere > nella seconda le semipetrose ; e nel-la terza le petrose.
Le piante tenere sono l’alga, la spugna, il mu-sco, il fungo, e simili.L 5 alga,ch’è una cert’erbadalle foglie lunghe , che pajon tante stringhe, 0Q 3 P-d-
Ou ad roX V. Lepiantemarine.L’ Alga.Lar. Al-ga.
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