r L’ A r. i a .
degli altri Signori : e siccome molti fratelli nonperdono la loro onoranza, per possedere in co-mune un feudo Signorile, il qual sia capace difarli vivere decorosamente tutti quanti ; cosivoi non perdete la signoria di tutta la terra,perché altri si trovi a parte del vostro stesso do-minio . Sì Cavaliere mio caro. Gli Amma-li , che vengono dall’ Oriente nel porto d'Am-sterdam , s’appartengono a voi. Vostra riga-glia è pure ilcastS, che vien trasportato dallecontrade d’ Arabia a Marsiglia , ed il zucche-ro, che si ritrae dal cannamele dell'Indie, evien portato a Roano. Vi conviene , egli è ve-ro, sborsar del soldo, perquella quota , cheavoi s’aspetta . Ma non pagate eziandio le mer-cedi a’ contadini, che lavorano le vostre terre ?I poveri mercatanti, che arrischiano la lor vi-ta per mare, per andarvi a raccorrò tanto dalungi que’varj frutti, che la terra sa germina-re a prò vostro negli ultimi confini del mondo ,sono altrettanti fattori, o ministri volontari,che s’interessano in questo faticoso mestiere pervoi. Or non è egli dovere , che sten pagate lelor siiercedi ? Le vostre braccia non possonoestendersi da per tutto, né coltivare , e raccor-rò ciò , che ogni disila vi appresta. Or non èella una bella fòrte per voi, l’aver chi accudi-sca a’vostri interessi, e che si prenda il pensie-ro di raccorvi le vostre entrate, e di trasportar-sele sino a casa?
Le nuove cognizioni, che voi venite ad oraad ora acquistando, intorno alle vostre ricchez-ze, sono altrettanti lumi, che sempre più vidimostrano esser la natura un composto, le dicui parti s’aiutano scambievolmente fra loro,
per-