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Tomo sesto.
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Cesi.

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Dialogo Primo

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reno, ] abrinara ,e la piog-gia.

preponderano a quel piccolo gruppo ci'aria,il cui posto e ili ingombrano. Quindi è, chelaria esteriore non ha più forza di sostenerli, La neb-e conseguentemente a porpozion del lor pe- bia,il re-so, o calano abbasso adagio adagio, o piom-bano precipitosamente, e con furia, ora con-vertendoli in nebbia , ora in aria serena ,ora in brinata, ed ora in minutiffitnapiog-gia.

Ma, se nel cadere giù a terra, incontranper via un ambiente, che sta capace di costi-parli, e forse ancora agghiacciarli, allora tut-ti quei palloncelli diversamente agglomeratiforman defiocchi di neve ora più grossi, edora più piccoli : e liccome in questa neve con- La neve.tieni, necessariamente dell olio, del salnicro ,e qualche piccola porzioncella di fuoco concen-trata dentro le di lei falde gelate come in unastuccio, cosi il terreno, che la riceve, neresta infallibilmente fecondato . Lesperienzacotidianamente il comprova. Se poi egli è ve-ro, che in questi fiocchi di neve trovi racchiu-sa deliaria , ficchè fi postan pigliare per tantipalloncelli fasciati da una teletta o crosta dac-qua agghiacciata, quando la neve verrà a li-quefarti, e a scarcerare queir aria, che li gon-fiava, lacqua, che damedeiimi scola, nonestendo, che una porzione del lor composto,non dovrà mai ingombar tanto spazio, quin-to ne occupava la neve. La qual cosa vienealtresì confermata dal lesperienza , ed è unanovella riprova della verità di quelle bolle, 0vesciche, in cui abbiam detto dover cossiste-re levaporazione. Passiamo adesso agli altrifenomeni deliaria.

Tomo VI. B Se-

B