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Cesi.
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Dialogo Primo
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reno, ] abrinara ,e la piog-gia.
preponderano a quel piccolo gruppo ci'aria,il cui posto e ili ingombrano. Quindi è, chel’aria esteriore non ha più forza di sostenerli, La neb-e conseguentemente a porpozion del lor pe- bia,il re-so, o calano abbasso adagio adagio, o piom-bano precipitosamente, e con furia, ora con-vertendoli in nebbia , ora in aria serena ,ora in brinata, ed ora in minutiffitnapiog-gia.
Ma, se nel cadere giù a terra, incontranper via un ambiente, che sta capace di costi-parli, e forse ancora agghiacciarli, allora tut-ti quei palloncelli diversamente agglomeratiforman de’fiocchi di neve ora più grossi, edora più piccoli : e liccome in questa neve con- La neve.tieni, necessariamente dell’ olio, del salnicro ,e qualche piccola porzioncella di fuoco concen-trata dentro le di lei falde gelate come in unastuccio, cosi il terreno, che la riceve, neresta infallibilmente fecondato . L’esperienzacotidianamente il comprova. Se poi egli è ve-ro, che in questi fiocchi di neve lì trovi racchiu-sa deli’aria , ficchè fi postan pigliare per tantipalloncelli fasciati da una teletta o crosta d’ac-qua agghiacciata, quando la neve verrà a li-quefarti, e a scarcerare queir aria, che li gon-fiava, l’acqua, che da’medeiimi scola, nonestendo, che una porzione del lor composto,non dovrà mai ingombar tanto spazio, quin-to ne occupava la neve. La qual cosa vienealtresì confermata dal l’esperienza , ed è unanovella riprova della verità di quelle bolle, 0vesciche, in cui abbiam detto dover cossiste-re l’evaporazione. Passiamo adesso agli altrifenomeni deli’aria.
Tomo VI. B S’e-
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