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Tomo sesto.
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Dialogo Secondo. yz

dare di tratto in tratto qualche esito all’acqua,contutocciò la perpetua agitazione di questeterre, che ora avvallano, ed orsi gonfiano perl’uscita , e per l'ingressodell’acqua, alla persinefa rovinare un muramento, che per la sua foliodita, e per la grandezza della spesa parea do«veste durare in eterno.

Attesa la notabile differenza di queste treterre, si può dire, eh’elle siano quasi trespezie d’elementi, non meno semplici, ri-spetto a noi, del sale, del fuoco, e dell*aria. Qualunque sia l'a loro struttura inte-riore, certa cosa è, che il grande architet-to della natura diede loro sin dal princi-pio del mondo quella forma , in cui sussi-stono ancora, che le disseminò per tutto ’iglobo terrestre,acciocché formassero colla lorospecifica unione, col mescuglio scambievoledell’una coll’altra quella prodigiosa varietà dicorpi, e di produzioni , dove 1* uomo do-vea trovare il suo necessario, e le sue de-lizie.

Le sabbie distribuite per tutto nell’interio-re , e nell’esteriore della terra , per apprestar-ci de’beneficj d’ogni maniera colla diversitàde’loro accozzamenti, colla differenza del-la loro durezza, e colla varietà de’ lorocolo-ri, servono in primo luogo a trattenerefragli spazietti de loro stessi granelli Tacque dellefontane, e de’po^zj, le quali, senza il soc-corso di quelli ritegni ,s’incorporerebbono disoverchio ne' granellin! del limo, e pene-rebbono a scorrere; o ruzzolando mila superfi-cie dell’argilla, i di cui pori troppo serratinon danno loro la facoltà d’incorporarvifi

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