Dialogo Secondo. 95
i granelli della medesima sabbia, che la riducein una spezie di tenacissima colla, la qualecol tempo s’indura come una pietra , e rendetutto ciò , che ella conglutina , immobilequanto uno scoglio. In vece di sabbia si puòadoperare utilmente il matton pesto, o tegolostritolato, di cui si fa un calcestruzzo moltoperfetto > La ragione è chiarissima . Imper-ciocché le particelle del matton pesto, e de’te-goli stritolati son dure, ed angolose al par del-la sabbia, e la loro porosità è ancor maggioredi quella della sabbia ; il che dà campo alle mi-nute polveri della calcina d’insinuarvisi piùagevolmente, d'afferrarle con più vigore, cdi collegare il tutto con maggiore tenacità .Questa materia, che si stempera, e si mollifi-ce per mezzo dell’acqua, si rende a principiosì pastosa, che dà agio al muratore d’assestarogni pietra nella sua nicchia, e di ridurla adun perfetto livello. Imperciocché a misura,che si pigiala pietra, quella poltiglia s’arren-de, e s’allarga, e quando la pietra è giunta aquel segno, che si desidera, resta quivi del tut-to immobile, senza partirsi dalia sua nicchia.L'aria succhiando a poco a poco queir acqua,che v’era incorporata, l'asciuga, e v'intro-duce , senza gonsiarla, moltissimi sali, che colprogresso del tempo forniscono d' indurirla .L’ estrema durezza del calcestruzzo, che tie-ne tuttavia in piedi alcuni edifizj antichissimi,è opera dell' aria, e del tempo. Noi ci figuria-mo, che gli antichi Romani, ed i Greci aves-sero allora un segreto particolare, per compor-re il calcestruzzo, e che un tal segreto si siaperduto : ma se vorrem riguardare alla durez-za