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Dialogo Secondo. 9$
L’ sigilla diviene rre-iie mani dell’ uomo ciò,che l'uom» me deli mo é divenuto nelle manid’Iddìo. Ella d venta, giuda il volere di chila maneggia, o un vaso ordinario, o un vasoqualificato. Lo statuario forma di quella terra Dj ver f earrendevole ora u - bassorilievo, ora una sta- figure ditua rappresentativa d’ua uomo, d’unuccel- terralo, d’ un pesce, d’ un elefante , e compone cotta,con essa tutti i modelli, eh’ei concepisce nel-la sua mente. Il fuoco poi consolida ìl\utto,erende inalterabili quelle bellezze, che la sua ar-te ha avventurate sopra una materia sì fragile.
I Chinelì, ed i Giapponesi compongono di La p or ,questa terra le lor porcellane, che sono state cellana.lungo tempo un forte oggetto d’ ammirazioneed’invidia alle nazioni Europee, e che lo sa-rebbono tuttavia, se l’industria degli Oiian-desi , e de’popoli di Roano , edi si. Cloud nonavessero saputo imitarle a pennello, con farcadere di pregio le porcellane dell’Asia,
V’è un’altra spezie d’ argilla pisi comunedella predetta , di cui si sa maiolica, e che La ma-per la sua singolare nettezza , e per la medio- colica,crità della spesa è venuta oggigiorno general-mente alla moda. Ma perquanti sforzi abbianfatti gì’Inglesi , egli Ollandesi per perfeziona-re un tal lavorìo, non han potuto mai adegua- Lavorìire, nè nella vaghezza de’colori, nè nella ve- direttinustà del disegno, le manifatture si piccole, à Ma-come grandi, che li fanno in questo genere nelsobborgo disian Severo della Cittadi Roano, r ^ <e nello Stato d’Orbino, e della Romagna inItalia.
Di questa argilla, che a forza d’acqua s’am-morbidiice, e fi riduce in una tenera pasta, nonG 2 fola -