Dialogo Terzo. ii$
intatte; e quei granellin! di melme sono, perdir così, tante spugne, che assorbendo in brev'ora quel poco d’acqua, che vi s’era versata , sigonfiano, e si dilatano,riempiono a pelo a pe-lo gì’ intervalli della medesima sabbia ; la con-solidano , e la conglutinano ; e ne formanoconseguentemente una durissima, ed aridissimapietra. Che più .''questespugnate medesime,essendo già divenute perl’intrutìonedell’acquatanti tubercoli, o vescichette rotonde, con-servano tuttavia la loro rotondila, e si man-tengono in questo medesimo stato, ancorchés acqua, che a poco a poco va svaporando, emancando, le lasci masso.
Vi sovvien egli di ciò, che altra volta osser-vammo, quando si parlò della formazione de’nicchi, o gusci delle conchiglie? Si conchiusenon esser questi, che un plico di diverse pelli-cole appiccate luna sull'altra per quella mucil-laggine, che 1’animale quivi entro racchiusotramandava di tratto in tratto dal proprio cor-po. Osate conto, che cosi appunto succedaneilatonmzionedi tutte le pietre, che abbiamnomate nuora. E ciò tanto è vero, quanto cheun tal riflesso ha dato motivo a certi fbosofi ,per altro celebri , e accreditati , di pigliarequel grosso granchio , che noi veggiam • noio-so scritti, cioè di credere , che tutt» le pietregerminassero, vegetassero, e crescessero comele piante.
Vanghiamo ora alla formazione di quellepietre , che son composte di varie sed ottoleunite insieme a guisa di gianduia conglomera-te , o vero di grappoli pieni zeppi di corpic-ciuoii conglobati alla maniera delle uve spine .
Ha Di
La sor-inazionedeste'pietrecompo-ste dipallotto*line conigìome-rate.