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Della Natura. 241
fendono l’aria bruscamente, e con furia: equei, che camminano, o brancolano sopra laterra, s’intanano nelle macchie, schivano ilconsorzio ddl’uomo , e così egli li trova dili-berato dalla loro molesta conversazione, e d^l-la pena di governarli. Dal che li vede, esserviun amoroso regolatore, che s’è compiaciutodi dividere gli animali in due nature , ed in duestanze diverse, colla mira di renderci gli uni egli altri giovevoli, e salutari, santo gli stupi-di ,quantoi manierosi ,tancogli snelli, quan-to i poltroni, tanto i docili, quanto i ferocici portan sempre qualche utile ; e la rusticità esfrenatezza degli uni merita co’nostri elogi lanostra ammirazione al pari dell’assistenza, edella piacevolezza degli altri,
Ma quella medesima bontà, che s’è com-piaciuta di variare a prò nostro la loro indu-stria, s’è degnata pur anche di qualificare ilsuo benefizio, con ristrignere questa industriadentro di certi limiti , fuor de’quali non siè veduta uscire giammai : Ella è una speziedi maraviglia, il vedere, che certi animali,che mostrano aver sentimento, che par, ches’intendano fra di loro , e che tengono untenore di vira ingegnoso, e per dir cosi ra-gionevole, non perfezionino mai il loro me-todo, non faccian vedere alcuna propensio-ne a render palese la storia della loro spezie,non fi prendano alcun pensiero del sistema delmondo, nè mostrino alcun segno , o alcun’ombra di religione. S’ è’ foster dotati di ra-ziocinio, certa cosa è , che si ravviserebbo-no in loro tutte queste cole . Ma questo ra-ziocinio non l’hanno. Iddio badato loroquan-Tom. VI. Q, to