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Tomo sesto.
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Dei u Natura.

spalancarono le caterattede! Cielo, e che si rpp-s i8 pero irecettacoli del grande abisîojcheiacque®î salzarono quindici cubiti sulle pendici dellepiù elevate montagne, e che cessato il diluvioapparve io Cielo larco baleno in segno di pa-tti cc, e di sicurezza per additarci, che lina*R fatta inondazione non sarebbe seguita maiîlî,i. più ; e che finalmente la vita dell uomo diven-li» ne molto più breve * ehella non era innanziiffii ài diluvio.

La tradizione di tutti i popoli della terra cil'ffi ha conservata la memoria di questo diluvio, eduna sola famiglia , che fu preservata dal ge-à nerale naufragio, perché destinata a propaga-li!!., re il genere umano. La medesima tradizioneii:e eternata dagli scritti degli antichi poeti (a)!« ci mostra, come tuttala terra godeva una vol-:«fe taùna perpetua primavera, che gii uomini sjbc abusarono della propria felicità, e furono tut-à ti quanti annegati ; e chela terra fu ripopola-rla» ta da una nuova generazione di abitatori, laMii cuivitafumolto più breve, e soggetta ad una; iB£ perpetua alternazione di stagioni. Non v haUBI nazione nel mondo , qual non convenga es-.pjó sersi successivamente diminuita la statura del!ijjjj; uomo, e a poco a poco deteriorata la sua com-pleffione. Questa generale persuasiva era anci-[ ( jii camente fondata sul fatto : e sè perpetuata fi*ho a nostri, tuttoché la vita degli uominiia ngi abbia preso da lungo tempo in qua una con 1*-stenza appresso a poco uniforme.

R a La

(a) Vedi jIliade dOmero, IEneide di Virg.1,1® e spezialmente la sua Georgica verso la fina deli. libro, ove dice:

fe Scilicet & tempus venìet, cum &c.