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Tomo sesto.
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della Natura. 277

ile tutti que’giunchi, tutti que’maschi, e tu-te quel! alghe pietrificate, che tra van fi ad ognitratto qualche sessanta, ed ottanta piedi ripo-ste sotterra, e quindi pure que’calcinacci, que’carboni,que’metalli lavorati, e quei spaziosisuoli di nicchi, dove di diversa, e dove dellamedesima spezie. Tutti questi nicchi ammassa-tisi in varie riprese, giustale steste, onde ve-nivano urtaci nel generale diluvio, si sono sus-seguentemente pietrificati a forza d’acqua, dimelma, e di sàbbia insinuatasi, e incorporatasinel loro seno. La prova di questo fatto può age-volmente vederli in moke e molte cave, pocolontane dalla Città di Parigi.

6 (/z) S’è trovato sur una punta deli’alpi,la più eminente, e la più sterile di tutte l’attreun grossissimo albero capi voltato, e perfetta-mente conservato.Si fon trovati pur anche sot-terra nelPIsole confinanti col Nord(ove a ma-lo stento suol nascere qualche filetto di mosco )degli alberi trastnisurati di diverse generazio-ni . Queste due lìngularità , che pajono a primavista imposti bili,sono effetti naturalissimi,e danon farsene maraviglia. L’alpi apennine, ekIsole deferte del Nord, non erano prima del di-luvio sì sterili, come io sono al presente * Laperpetua primavera , elafeconditàdella terraera allora universale / e se il Sole scaldava aque’ tempi gli stessi climi, che più s’accostanoal Nord, fa d’ uopo confessare, che Passe dellaterra cangiando positura gli abbia posti in unasituazione, mal guardata dal Sole, e in conse-S z guen-

(a) V.la raccolta ds’corpi marini, e le mem. deîl’Ac-cad.Wodward a natural history oftheearth.