Band 
Tomo decimo.
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La Scienza Usua ta

Z.’ Altaleno , o la leva .

Il primo che intraprese di smuovere un tron-co, o grosso pezzo d’ albero atterrato, ovverqualche grossissima pietra , non trovando alcu-na proporzione tra gli sforzi delle sue bracciae la resistenza della massa, s'avvisò di far so t-tentrare bellamente una mazza forte , e diporre un pezzo di legno, od una sottoleva sot-to cotesta Leva, in qualche distanza dal!'in-serzione. Così ne fec’ egli un altaleno spartitoin due porzioni, l’una più corta, se ella si pren-da dalla massa da sollevarsi sino al fulcro od ap-poggio; l’altra più lunga , e che estendevasi aldi sopra del fulcro. Egli sospettò che sospen-dendosi sulla più aita estremità di cotesta sbar-ra o mazza , rabbasserebbe , e che facendoascenderei’altro capo o l’altra estremità , sol-leverebbe l’albero un pocchettino. In fatti egliprovò una prima ubbidienza , s’accorse, chealquanto la inasta cedeva ; e contentissimo d'un così fatto cedere , che dava adito ad altri co-modi effetti, lasciò ricader l’albero, ne acco-stò più sotto e più avanti il legno o la sottoleva,ed allungando così la parte anteriore della sualeva , senza diventar egli più forte o più ner-boruto, provò un svantaggio superiore. Eser-citò un potere, che non era in lui: quindi inpiù volte trovò che quanto più 1’ altalenoera lungo tra 1’ agente ed il fulcro , men diforza abbisognava ali’agente per farlo discen-dere :

Sili

* Mem, e Tratt. dell’equilibrio di M. Trabaut;Philos, di ’s Gravesande, Dechalles, ec.