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Tomo decimo.
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Le Macchine. Tratt. XIV. f

Sere: Di grado in grado, egli diede a pe-si enormi del mòto, e quello eh’ei non po-tea trasportare; giunse a rovesciarlo da unafaccia sopra l’altra: tagliò colonne nel!’in-timo recesso dell’Africa, e le eresse a Meni-si òd in Roma,

Non si contentò di vincere gli ostacoli ,*ma imparò eziandio a calcolare i suoi van-taggi , è ad usare sicuramente della sua vit-toria. Rappresentiamoci quello ; in che egliriuscì, col mezzo d' una figura i era para-gonando le lunghezze ineguali del suo alta-lenò ne’diversi cambiamenti di sito dèlia sot-toposta sprangherà a\ ora mutando leve ,senza mover di sito il fulcro, e sostituendotal vol ta alia pròpria mano un peso attaccatoali’estremità della leva provò in tutti ica- T?* 1fi; che quel ché vi era di svantaggioso perlui nell’eccesso della possanza resistente â ,veniva compensato e risarcito dall’ eccessodella lunghezza dèi. braccio anteriore b , so-vra il pisi corto c . Osservò costantemente chequando il braccio lungo b, da lui impugna-to , trovavasi nella stessa proporzione, in ri-guardò al braccio córto c , che là resistenzaA in riguardò ali’ agente b, davasi equilibrio.Felice osservazione ! vero fonte di lumi , édi avantaggi I In fatti ecco già quindi co-municata nelle sue mani tutta la forza ,merce il mero allungamento d’ una verga;o d’ una spranga, ed eccrigli aperta la portaali’invenzione delle màcchine le pisi utili;

Affine di procacciarsi 1’ effetto bramato , tnuri modo infallibile e regolare, egli prese unaVacchetta ben diritta, od una lamina di ser«

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