fig, t.
6 La Scienza Usuai!
ro, e la di vise in eguali porzioni ; per esempioin dieci piedi. Poi concependo, che l’altalenoaverebbe sempre prodotto i medesimi movi-menti , o che fosse posto sovra un appoggio fer-mo ed in quiete, o che fosse sospeso ad una cor-da o ad un uncino, collocò il punto stabile odil punto di sospensione tra il fine della primadivisione ed il principio della seconda .• dimaniera che il pisi corto braccio dell’altale-' no non avea che una delle dieci porzioni, e1 ’ altro ne avea nove . Per metterli in equi-librio secondo la proporzione osservata , so-spese ali’ estremità del braccio pisi corto un pe-so considerabile, come di 18. lire: e in luo-go della sua mano, di cui non potea per ancheben calcolare la forza-, presentò un peso di seilire, che è il terzo del precedente ne'diversipunti dell’altro bracciotentando, s’accor-se che il peso di sei lire faceva equilibrio conle 18 quando egli era appiccato al terzo pun-to. Considerando come nulla il resto del lun-go ramo dopo il punto 3 , egli comprese,che vi sarebbe sempre equilibrio tra il pesodi sei lire ed li peso di dieciotto , se il lun-go ramo si trovasse essere dal peso sino al ful-cro, solamente tre volte tanto lungo, quan-to]) ramo corto, acuì s’attiene il peso 18 : la-che gì’insegnò chiaramente, che i peti sonoin ragione inverso delle distanze, oche quan-to la distanza del picciolo peso dal punto disospensione sorpassava la distanza del pesogrande dal”appoggio o fulcro , di quanto ilpeso grande tu pera il picciolo , allora v’è e-quiiibrio : imperocché siccome 18 lire di pe-so sono il triplo di 6 : cosi parimenti tre pie-di