Le Maccine. Tratt. XIV. 7
di di distanza sono il triplo di 1 , e la piccio-la possanza risarcisce e compensa il suo svan-taggio rispetto alla grande,, colla medesimaproporzione, con cui la sua distanza dal pun-to d’ appoggio supera la distanza della gran-de .
Per corrpborare questa cognizione il nostroosservatore levò via il peso di sei lire, ne miseuno di 3 sul medesimo ramo, e trovolìo inequilibrio con le 18, quand’ ei giunse versola divisione 6 : nuova prova della propor-zione inversa, poiché siccome il braccio d*un piede che-portava 18 lire era sol la se-sta parte del braccio di sei piedi , recipro-camente le tre lire che questi portava, erasol la sesta parte delle dieciotto che pende-vano dal braccio corto.
Provando finalmente di mettere differentipiccoli pesi ali* estremità della verga di ferronel punto nove volte più lontano dalla so-spensione ì di quel che lo era il pesò di 18,trovò eh’ei non poteva acquistar l’equilibriose non mettendovi un peso di due lire,- per-ché siccome il braccio del peso grande è lanona parte di nove piedi , cosi il peso didue lire è la nona parte di diciotto lire.
L’osservatore ben vide, Che le nove por-zioni della verga di ferro, paragonate ali’ u-nica porzione dei picciol braccio, aveano unpeso intrinseco, una quantità di materia chedoveva entrare in computo e che sturbava unpoco l’accuratezza delia sua proporzione, nonnel principio , ma nell’applicazione. La levanel principio, è una linea senza grossezza oprofondità.* nell’esecuzione eli’è una cosaA 4 rea-