Le Macchine. Tratt. XIV. 13
sta uniformità di forze che mantengano l’equi-librio , dee cessare quando le direzioni delleforze vengano a cambiarsi: imperocché la le-va alla quale elleno sono immediatamentp ap-plicate 0 sospese per mezzo di corde , è drit-ta come g , ó, ovvero è rotta, come f, b tS’è diritta, le direzioni devono essere paralle-le, come gi, bh, e se la leva è rotta o piega-ta, le direzioni devono essere perpendicolarialla loro porzione di leva, come fc è perpen-dicolare a//, ebhzàlb. Quando le direzio-ni sono parallele come bh, e gì, allora le brac-cia gb sono le misure delle distanze dall’ appog-gio, e delia relazione mutua delle possanze.Ma se queste direzioni sono oblique od incli-nate l'una sul'altra, come cg, ovver dg ri-spetto a bb, elleno rovinano la proporzionedelle distanze e delle potenze. L’azione cheva da g in d , tira in parte verso i , ed inparte verso b . Ella è dunque divisa : ellanon è dunque più quel eh’ ella era , riunen-dosi tutt’ interra nella direzione g i . Pari-menti la possanza gc tira la leva g in parteverso ž; ed in parte verso a : Più eh’ ella $'avvicinerà ad a, più perderà della sua forzaverso i. Bisogna dunque condurre le perpen-dicolari bh e gì per avere la compensazionedelle forze per le distanze. Bisogna dunqueche le direzioni sieno perpendicolari su laleva dritta, se si vuole che le braccia del-la leva servano a misurare le possanze.
Che se la leva in luogo d ? essere dritta co-me gb si trova rotta o curvata in / come fb ,allora la possanza applicata in .f adopererà0 secondo la direzione se T o secondo la di-
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