20 La Scienza Usuale.
sa in b. Ivi dunque ella faceva uno sforzo , cheduplicavasi, come la distanza; e però bisognòmettere due lire su l’uncino b, perché la iner-me pesata fosse in equilibrio con la lira perve-nuta in 2. Abbisognarono z lire di mercanzia,per equivalere allo sforzo della lira c condottainz, quattro lire di mercanzia, per contrabi-lanciare la medesima lira c portata fu la divi-sione 4 , e 2ò lire erano in equilibrio conuna fola, che esercitava uno sforzo di ventinella ventesima divisione del lungo braccio.Questa non è, se non un’ applicaron nuo-va della compensazione reciproca della pie-ciolezza d’una delle potenze con la lunghez-za della leva , e della picciolejza dell’altraleva con la grandezza della sua potenza . Intutte queste differenti posizioni le bracciaconservavano il loro equilibrio intrinseconon sturbavano dunque in alcuna parte l’equi-librio. Ma nell’altro caso, in cui non si voi *le soggettarli a mettere il .braccio lungoequilibrio col picciolo, fud’uopo d’un altr°metodo per "fistàte la divisione del bracciolungo. Ed eccolo qui :
Fìg. ii. 2. Il ramo, od il braccio lungo, ecceden-do, per esempio, del peso d’una mezza lira*sopra salirò bràccio, in guisa che una mez-za lira sospesa ali’uncino bb } ne sommini-strava la prova, con rimettere l’equilibrio:per avere allora la giusta divisione del lungobraccio, giudicosiì necessario dividere il mi-nore in due porzioni eguali, e portare una diqueste due metà de! piccolo, braccio sul gran-de dal punto di sospensione a a sino al puntol i poscia pigliar la misura totaje del braccio