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Tomo decimo.
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la Macchine. Tratî. XIV. at

più corto , c replicarla sul più lungo da itante volte#, quant’ella vi potess’essere con-tenuta. Ciò fatto, se la massa c c pesava unalira* provavasi, come si era preveduto, ehessendo fermata al punto i metà, della lun-ghezza della picciola leva, ella facea equili-brio con una lira di mercanzia sospesa allin-eino bb ; imperocché i. la metà di questalira è la compensazione dell’ eccesso del ra-mo lungo , per metterlo in equilibrio colbraccio corto ; a. l’altra mezza lira calla liramessa in i, come la distanza i , metà delbraccio corto è alla totalità di questo brac-cio, Mediante questa precauzione , che ri-sarcisce 1’ inegualità del peso delle braccia,la piccola massa d’iina lira arrivando alia di-visone 2 debb’essere equivalente alla mercedel peso di due lire , nella divistone 3 alla mer-ce del peso di 3 lire, ed in trenta alla mercedel peso di trenta lire,

Questa divisione che sorprendea prima giun-ta , s’appoggia fu la stessa regola , che la prece-dente , che è sì semplice . Supponiamo perun momento che le due braccia della bilan-cia sieno in equilibrio.- chiaro.è, che la mas-sa d’una lira essendo messa'sul punto 1 me-tà della lunghezza del braccio corto,farà equi-lìbrio con una mezza lira sospesa ali’uncinobb: poiché le distanze de’pefì dal punto disospensione sono reciprocamente come questipesi, e noi abbiamo qui doppio di peso conmezzadistanza contro mezzo peso con doppiadistanza senza alcuno sturba mento,quanto allebraccia che sono eguali nel peso. Ma se le brac-cia sono ineguali, di maniera che il lungo pe-li 3 . fi il

Fig