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Tomo decimo.
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Le Macchine Tratt. XIV. 55

Uà un peso di sessanta lire .* ora qui non glie ne fa«è d’uopo se non di trenta.à' u p e s 0 delle due o tre mille lire del carro ,dàM !'i e preme su la lamina, e sassi sentire nel roc-chetto della ruota 2. Diamo al semidiametroâ di questo rocchetto la decima parte delscmi-î® diametro della ruota : la mano del motore a p-oitl plicata alla circonferenza del rocchetto 2 prò*«#: verebbe tutto il peso del carro: ma applicataalla circonferenza della ruota 2, proverebbe‘iièl già una resistenza dieci volte minore. Ebaste-MÌ rebbe eh’ella facesse uno sforzo il quale pareg-gi* grasse la decima parte del peso. Ma la manoun» adopera su la presa, la quale anch’ essa è piùfdip lunga che il raggio della ruota. Questa mano[®i! ,j sentirà dunque sol la decima parte della re-ta fistenza, eh’ella proverebbe applicata alla cir-à conferenza della ruota, se il semidiametro delai rocchetto 1 è sol la decima parte del braccioH»- della presa: imperocché la mano su l’impu-ne® gnatura del manico è dieci volte più distanteìi;i dal punto di fulcimento, che non io èlacir-conferenza del rocchetto 1, che s inferisce al-la ff ternamente ne’ denti della ruota.oaii Essendo qui i raggi de’cilindri, come il pic-

dolo braccio della le va, ed i raggi sì della pre-ât fa come della ruota facendo la funzione delii,p braccio grande, il peso che esercita una reti-si sten za di cento lire fu la lamina dentata z , nonio li esercita se non il decimo di cento, ovvero unaeflf resistenza di dieci lire fu i denti della ruota, e;rti' finalmente il decimo di dieci, cioè, unaliraià'i sopra il manico. La lamina del vetturino hadunque in tal caso solo cento lire appoggiate fuE D 4 la