5? La Scienza Usuali
ta. Se ne serviamo per far andar delle mole,de’cilindri, e de’magli. Se ne serviamo permacinare gì’ involucri del grano , e trarne fuorla farina; perségarei legni e la pietra; polve-rizza le materie, delle quali si fa la polvere daschioppo ; rompere e tritare le scorze delleghiande , che serpono alla concia de' cuoi, eda renderli impenetrabili ali’acqua: se ne ser-viamo a stemperare e rimescolare il gesso ; persolare i pani ; per pillare i cenci di pannolino,affin di farne la broda, che si con verte in carta ;a rompere le canne di zucchero ; e per molti al-tri usi. Il principio, ed il buon esito delle mec-caniche ritrovanti egualmente in tutte questeinvenzionie quantunque la struttura dellemacchine venga variata senza fine , 1’ uomonon fa che sempre meglio mostrar quivi la fe-condità de’suoi pensamenti e delie sue mire,e quel fondo inesausto dì deslerità, che consi-ste particolarmente in valersi con giudizio ediscrezione delle proprie forze , in vinceregrandi ostacoli mercé d’una debole azione, emettere bene spesso in luogo suo la fatica deglianimali e degli elementi. Mentre egli attendea’ suoi proprj affari, o prende il suo sonno, uncavallo instancabile, od il peso dell’aria o ilsoffiare del vento, o la caduta di un’ acqua cor-rente , o il fuoco fa andare la sua tromba. Tro-va poi al suo ritorno o il serbatoio pieno, oilgrano macinato, e già già per ridursi in pasta.Tutto lo strepito, e tutta l’agitazione delle cit-tà grandi provengono dall'opera degli animali,che si fan servire all’uomo,e dà quella de’ gran-di istrumenti ed ordigni, che lavorano sotto lasua direzione, ed a suo prò. Due