Le Macchine, Tratt. XIV. 95,
II principio medesimo verificasi nel!' usoii de'coltelli, de'cavigli , delle accette , e di>ie quant’ altro entra con isforzo in ciò che fivuol disunire, o spaccare in pezzi,à Egli ritrovasi eziandio nel elicei o vite,tu che è a neh' essa un piano inclinato , e cor-ti: cato attorno d'un cilindro. Else di due fat-te e te : la vite interiore , che ha le sue spiredin rilievo . La vite esteriore che ha i suoiRipiani od anelli formati in cavo , per rice-«tvere ed^ abbracciare la precedente. La pri-tóma si chiama propriamente vite: La sccon-fcsda mastio.' vi fi aggiugne sopra o l'ammi-ri vicolo della leva . Lassi andare il cilindro«ecoi suoi piani, ed a misura che le spire del-uda vite camminano obliquamente nel ma-iiistio , il cilindro varca e supera a poco akffipoco alcuni punti nels.altezza verticale, eiicsolleva ciò che è di sopra, o calca perpen-«dicolarmente ciò che è di sotto . Quanto[rapisi questi piani sono Inclinati e vicini !'tanno ali'altro, meno s’ha a varcare d’altez-tttza a cadaun istante. Quest’è una comoditàccfimile a quella che , trovasi per arrivare a[«un Belvedere molto elevato, girando sovraWle spire d’una erta , o scala sì agevole,acche poco sensibilmente differisce dalla lineatfeorizontale . Nella scala a chiocciola , nelle^ascese e nella vite, la fatica che fi prova a^sollevare un peso , od il proprio corpo adnlpuna certa altezza , cresce a misura che siRi vuol diminuire la lunghezza . Quello che, pis un vuol guadagnare sol tempo , lo perde•a, su le forze : e torna molto più in concioI deli’
La viteod elice.
Tav.IV.Fig. III.