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me i quadrati degli aumenti della distaila,di maniera che dove il quadrato del raggioè 4, eli’è quattro volte minore, di quel eh’eli' era al suo nascere;, che dove il quadratodel raggio è 9, ella non è più d’un nonodiquel ch’era da principio; oche a quattro zcinque, ed a sei piedi di distanzaec.ellanonè più della decimasesta, della ventesima, 0 del-la trentesima parte di quel eh’ ella era, quandouscì dal. corpo luminoso.
8. Quando al contrario i raggi della luce,in vece di scostarsi , od a llargarsi con vengonoe tendono verso un medesimo punto parten-do come dalla base d’un cono per girne alla‘sommità, si fortificano a misura che ?'avvi-cinano al punto comune che li dee riunire;,e 1’ accrescimento della loro forza è ancorain ragione inversa del quadrato delia distan-za; cioè > che la luce va allora ctescendo.,come il quadrato della distanza va sceman-do, di maniera che la luce convergente è 4,9, 16, 14 volte pili sorte, o la distanza inriguardo ad un medesimo puntoli trova4,9, 16, 25 volterai picciola di jmima.
9. Di più raggi che cadono "da un medesi-mo corpo luminoso sopra una lunga superfi-cie, il più diretto, conseguentemente alle dueosservazioni precedenti, è il più attivo*: im-perocché egli è il piti denso, o il meno sfi-lato, poiché è il più corto. AI contrario gliobliqui sempre più allungandosi si disperdon»via via maggio'mente ; e s’assotti glia.no. Im-però considerando noi!’ sturopa come una lun-ga superisele, diremo con fondamento che li
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