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ti appigliatilo in riguardo a tali questionid’ottica, nelf attribuire ad una soia cagio-ne ciò eh’è l’effetto di molte, le quali viconcorrono. Ecco alcune di quelle che pisiinfluiscono su la maniera, onde siamo toc-»ehi alla vista degli oggetti. ,
io. Gli oggetti l’immagine de’qualî è assailuminosa e netta ci paiono i più vicini. 20: epiù lontani ci paiono', secondo che ne sondeboli i tratti. 3*. Da ogni oggetto cade egiugnesull’occhio una massa di raggi che for-mano come un angoloi opiuttosto un cono*la di cui base è su la superfizie dell’oggetto * èl'apice nel!'ingresso dell’occhio dello spetta-tore . Questi raggi convergenti * divergononell’ occhio * e diventano un nuovo triangolo 0cono, di cui la punta è ali’ingresso dell’oc-chio , e la base sul fondo deli’ occhio . Ciònon è contrario al già da noi detto circa ipellicini che nascono da ciascun punto dell’oggetto, fi slargaao, e coprono tutta la pu-pilla; poi fi raccolgono in un foco lor pro-prio e adattato , e fanno eziandio un puntounico neli’ immagine oculare; Noi qui nonconsideriamo più tutti questi penicilli, fé noncome una linea unica ciascun da sè. Di tuttala massa di penicilli partisi da tutti i punti dell’oggetto non facciamo adesso se non un fasceconico di linee rette , che s’intersecano sul'entrata dell’occhio, dove formano colla lo-ro estremità i diversi punti di un’immagineinversa, ed esattamente conforme al suo mo-dello , poiché tutti cotesti capi od apici dipennelli, sono tanti fochi schierati proporzio-I 3 nata-