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Tomo decimo.
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135
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Trattenimento XV. 135

la pupilla del nostro occhio, e l’immagine si41 diminuisce tutt’in un tratto la metà, o trequarti. Il bisogno che abbiamo di luce neìt’oscurità, ci allarga talmente la pupilla, che' *!' le immagini allargate e confuse che vediamo,® : ci dipingono gli oggetti, come molto, più’* grandi, e talor spaventevoli. Quando il So—le o la luna fi trova vicina ali’Orizonte , lalu-® : cen’è indebolita per un lungo tragitto di va*°?;i pori, posto tra l’occhio ed il pianeta. Le ri-l0l i i ,: frazioni che sono reali in tutta 1’ atmosfera,diventano più gagliarde in cotesta densczza,e formano un angolo più grande nel! occhioss accostandosi all’orizonte. Aggiugnetea ciò,itn. cfix l'occhio tocco da una luce men viva di-ltas latala pupilla, lo che par che dovrebbe ren-M dsre l'immagine più grande, che quando il>« pianeta s'illumina nella stia elevazione. De-si^ ve ali’incontro parere più picciolo nei Tele»E, scopin, perché il diaframma dell'istrumento»!>> risttigne l’immagine, che per un foro d’agome fatto ad una carta più ancora ristrignerebhe-rmt fi. 6). L’avvezzatnento, Tesperie^aa, ed ilvaii concorso degli altri sensi, aiuta asta; a farci:itofc stabilire dell’ordine e dell’adeguatezza nelleM rispettive distanze degli oggetti, e ut! discer-(«£ ni me nto di essi. Per questa ragione sembraliip che i fanciulli vedan» le cose molto conftisa-:,e» mente : ed ebbe a ravvisare g'-i oggetti perIlici lunga pezza molto disordinatamente quel gio-iinfe vane Inglese di anni 14. nato cieco , il qua-iM le cominciò nel!' anno 1729. a vedere, a veti-stHi do] guarito la destqrità del Signor Che: cl-assi; I 4 den