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I/Origine della Società' ec, 167
re della sua dignità e di tutte le sue pre-rogative, qualor bada ed intende a regola-re 1’ oprar suo , e le sue fatiche. Ridicolosolamente allora ei diviene, che d’ agricol-tore, e di governatore qual egli era nato,s’ avvisa di voler essere 1* interprete dellanatura, e d’ attribuire alla sua intelligenzala decisione di quello che Dio al suo pro-prio consiglio ha riservato.
Una cosa par che Io degradi , o che o-scuri la preminenza del posto , al quale 1'abbiam veduto innalzato, R'uòmo qui nonè solo ; il genere umano in comune rico-pre la terra , Chiamerem noi preminenza,un rango , eh’ egli divide con millioni disuoi eguali?
Vi ha de’ beni, che si può possedere cotigelosia, e ne’quali noi non sofîèriamo asso-ciazione , nè divisione . Ma del nostro do-minio la cosa va altrimenti . Non è I’ uo-mo vestito di esso , se non se quanto eglientra in Società co’suoi simili; e perde in-fatti tutti i diritti suoi, secondo che ei ces-sa d’essere sociabile.
Quantunque la Previdenza divina ci di-spensi i suoi favori con una tale economia,eh’ ella fa di essi talvolta un premio allenostre ricerche, per render con ciò la fati-ca e 1’ opera nostra pisi svegliata e ferven-te; non conviene però, che la vista di tan-te ricche possessioni , di tante belle noti-zie , e di tante operazioni d’un esito infal-libile, ci faccia ammirare Tuonin oltre mi-sura, e ci getti neIV illusione . Sarebbe ap*R 4 può-