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Tomo decimo.
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§ 2 C Lettira sopra t’EotJCAz.

esprime il giudizio o l’cnunziazione, senza Atoccar altro ? fate corrispondere poi le parole teFrancesi ( o Italiane ) a tanti termini Latini, #

senza trasportar questi da luogo a luogo. Il gio- iss-vanetto riderà del disordine delle parole Fran- «»icesi , e ve ne rimetterà fui fatto tutti i pezzi tenel lor vero luogo. Questa picciola faticaefer. làcita il suo giudizio, e non temete con dòdi !>âfar torto alla sua lingua naturale. In questa è itedifficile eh* egli prenda abbaglio, poiché n* ha t®troppo famigliare la frase : egli trova in Frati-' ptifccese tanti maestri, quanti fono quelli che con SiH

lui parlano. Egli sente da per tutto un France-se esatto : ed al contrario il poco di Latino pu- trrotro che gli ha colpi tal* orecchia ogni giorno, è il mstato messo in uno stato che lo rendei«distin* listiguibile.Una lingua non consiste solamente nel- siile sue parole, ma particolarmente consiste nella mi ■struttura.E'forse maniera indifferente, dire nel luponostro Francese *, un òlanc mouchoir, oppure, putenn mouchoir blanc. Di questi due modi egual- litimente conformi alle regole della sintassi, ma wuno de’quali è proprio del villaggio, e l’altro siili

di Parigi, voi farete sempre risuonare il buono irai,alle orecchie d’un fanciullo; né mai il modo triicattivo. Come dunque volete voi imprimergli guagnei capo l’idea giusta della sola vera frase d’A- »

tene, odi Roma, se vifateunalegge discom- fiporla e di sluogarla, in somma di distruggerne tesila natura? Cotesto Latino ridicolo, tasso mi- asse

glia a un narancio, che è passato peri’analisi C

chimica ; dopo 1* operazione non resta nè aran» Sigociò, nè Latino. «et

Allo {gli

* Va bianco fazzoletto.