Band 
Tomo decimo.
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328
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328 Lettera sopra TEducaz.

stri, italianizando il Latino lo parlan già ma* lorJe, e non lo parlano bene se non quando lo a»lasciano nella sua interezza. Il bene delForec- »»chia, che vogliamo avvezzare al Latino, ti- machiede dunque che non sia mai tocco gua- forasto quanto alla trasposizione , eb è ,dirò fokcosì, una cosa sacra. ««

Ma non basta che lorecchia e limmagi- fanazione siano ben daccordo; bisogna che la »lìngua si provi a poco a poco, e che ficco- fame un Parigino parla parigino, formandola chelingua collimitazione di quelli ehegli sen- fate ; così il vostro scolare dopo d'aver senti-to Terenzio e Cicerone, parla anchegli sul n®loro modello, ed appunto come essi. Le lin- fuigue non simparano se non coll uso K e so- itecipra tutto co! buono uso. Cerchiamo dunque fanello studio del Greco e del Latino ciò che fapuò approssimarsi pisi prontamente al buon trauso. Lo farem forse con scrivere per sei an- Ani continui detemi' che fi dicono corretti Mtnbenché non sieno Latini ? Forse con insudi- fi»!ciar 1orecchio di falli mostruosi , onde ab- faiFondano i temi , che bisogna udir leggere faogni giorno per ore intere ? Forse con non fastare, quanto al- Latino, in un eterno filen- talzio , e parlarlo solamente colla cima del* iila penna dopo una lunga meditazione? to:; non si può cosi- imparare se non a par- 90lar malissimo, o a balbettare, 0 pura tace- te fi

re. Fate quello cheissi fa per tutto, qualor lititrattasi di lingue. Fate da prima sentire al tosevostro figliuolo il puro linguaggio decitta- Sorda ni di Roma; poi fatelo subito parlare sul wli