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! N’ #îia regola o parlando, o scrivendo; ma che««!« rutta questa regolarità in materia di linguanéi è assai poca cosa, se non li va più innanzi ;«i» che con quella regolarità di composizione ss’H,‘ pscirà dal Collegio lenza intendere gli Au»"aà tqri, il genio e le frati de'quali sono assaihiji diverse; che la bellezza d* una Lingua con*mi! liste in una infinità di costruzioni , delle)l)l® quali è impossibile, ed anche ridicolo volerimV dar regole, che tai cose non s‘imparanofuor-«sÈ che con un grand’uso degli ottimi Scrittori;,» che sarebbe di poco profitto nota re freddamenei® te queste varie guise di parlare quando presen-tì,i tanfi , se npn si ponesse cura di farsele fami-
stari, e di appropriarsele, servendosene pera® se stesso ; che per acquistare un tal uso con-,é£ vieti farli una legge ed un abito costante di;sb ridire sul fatto al suo maestro, o di ridirejuš a se stesso in privato, da prima una mezzafi facciata, poi a poco a poco dei lunghi inte-jiitd ri tratti delle cose tradotte; che si può be-?[( |^ nissitno esercitarsi ali’imitazione, eoleatnbia-jl,. mento della materia e delle circostanze , pro-nta vandosi di accostarsi ai termini dell’Autore,e di prendere sopra tutto starla della suafra-j K;; se; che se vi ha mezzo d’acquistare facilità,,,4 e grazia nel suo linguaggio, egli è questo;gj. che avvezzandosi a parlare frequentementel,jjv nella solitudine colle parole di Sallustio, diCesare, di Tito Livio, o di Cicerone, eia-?è', scun può far con se stesso da maestro, ed acqui-H | 1( stare aggiustatezza e facilità; nia che quan-, tjj do non ci fosse permesso di arrivare con ciò' ‘i Alla facoltà di parlare in pubblico , nèadave?" ' ‘ " se