Band 
Tomo decimo.
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13 $ Lettera sopra l’Educaz.

ré son sempre di compagnia : il maestro ta- ckce. Quasi mai non cocca di parlare a lui, e *tocca sempre a 1 suoi allievi. L’un d’essi viene hin ajutodeir altro. Se questi si allontana dal himodello che serve a tutti loro di legge; quest’ tinaltro gli va vicino. 11 maestro s’interessa nel eliloro studio , e nelle lor vittorie ; ma è sola- hmente giudice ed un giudice parla poco. «»Aiuta il 3 ° - H maggior profitto di questa pratica, ter:talento è di far coraggio maggiormente alla bella eidellapa* gioventù ncll’esercizio della parola , il cui sevoi». bisogno è quasi eguale in rutti gli stati; setladdove suso delle composizioni taciturne, un«ed elaborate , quando non vi si aggiugne suola pratica perpetua delia composizion ver- tóbaie, fa più mucosi che parlatori. lin

Io ho veduto gran numero di giovani di ten14 anni al più, leggere privatamente in una d'usettimana e senza pregiudizio degli studj cor- itatenti , molti libri di Q. Curzio , e di T. ;Livio, alcune volted’altri, e renderne con- àto con una facilità infinita per ore intere, ibG li avvenimenti ripete van li tutti alla fila, peicon l'energia, e colle espressioni e senten* resze del loro esemplare . Quel facile e puro àlinguaggio, che poi li accompagnava in Fi- to:lotosi a, ed in Medicina, ed altrove, distia- »nguevali in tutti i loro esercizj. Ni

Facilita 4°* 1° considero qui un’ altro bene, che mla scelta equivale, secondo me, a quanto s'è già toc- lede’mae* cato. Attesa la necessità in cui siamo di far assi-ài. stcre i giovani per mezzo di maestri d'una jgsperimentata virtù, sarà facile consolarli, se qil maestro che lor si procaccia non ha una A

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