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Tomo decimo.
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Ta^TT'I cimento V. 365

§n luogo di studiare con noja la lìngua per ar-rivare alla cognizion degli oggetti ^ si servorîio della vista c dfli' ufo degli oggetti eh?«conoscono, per imparare prontamente la lin-gua che ad essi è coonesta? Plutarco pensòtroppo tardi a voler imparare la lingua sia-tina ehegli gvpa trascurata , e giunse pre-stamente ad intendere gli storici Hotnani :

perché, dieegli medesimo sul principioj, delle Vite di Demostene, e di Cicerone, la cognizione ehegli avea de* fatti laju-fava molto a intendere e ritenere questa nuoya lingua nella quale li vedea riferiti. tcEcco sordine delse natura , poiché è quel-lo appunto dell esperienza universale ? Bsi-tocnianiovi dunque Usilo studio dei grecae del latino . Poche dissertazioni su le pa-role , e molto gusto e discernimento nellematerie. Senza murar niente nel metodode Collegi , dimandiam solamente che invece d astrazioni tediose intorno alla lin-gua , s impieghi sempre una bella fila dimaterie, atte ad affezionare ed allettare lo.spirito, per far ritenere i termini che 1 c-fprimpno ; e che tutto il latino che fi vorràche i giovani parlino o compongano, sìa lo-ro prima noto, acciocché nello studiar di ri-mettere cotesto latino, qual PHan sentito,non escano mai dal genio della lingua .

Noi ci ricordiamo tutti dello strano Ižkìoo,per il quale son pallate le nostre «orecchie.Dopo le miserabili foratole de quattro o,cin-que primi anni, di latino delle amplificaziotfli., che ci dettavan norrene, fra egli sprt