Band 
Tomo decimo.
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F66 Lettera sópra i’E ducar;

se un più sicuro esemplare? I discorsi lavo-rati e studiati, che i nostri maestri ardiva-mo talvolta di presentare al pubblicò, sonola pro^a dimostrativa de’loro abbaglilo al-meno della loro ineguaglianza in materiadi stile i come pure del disordine delle com-posizioni giornaliere ,• nelle quali eravamo'occupati. V un d’esîi non aveva per meritose non le sottigliezze e argutezze dè' duePlinj, e non mostrava niente più d’orecchiache per Seneca il Filosofò. Altri credevanodi raggiagnere 1’ energia di Tifo Livio, enon ne copiavano fedelmente se non la du-rezza. La maggior parte, pensando thè gliuditori volessero nobiltà e pompa, hannofatto rivivere le grandi parole d’ AnnuianoMarccllinoe d’ Apuleio ; talora eziandio'la frase strabocchevole di Adonto Appai li-nare. Può avvenir dunque, o solo Signore,che i giovani sieno esercitati sei anni con-tinui sopra diverse latinità, false , e basse!' una più dell* altra . Ma qui si tratta dinon abbandonare al Caso od al costume quel-lo che noi- abbiamo di più caro , cioè la?prima cultura, da cui dipenderà" il grado digiudizio 5 fe la fortuna de* nostri figliuoli .I maestri nòti sodò isseran no mai al lor do-vere con esìî, se non averanno la" generositàdi sopprimere nelle loro scuole Ogni compo-sizione ss a brjcata da loro, per non esordita-le la gioventù- sopra d* altro, che sopra e-fcmpi o brevi, o lunghi, fedelmente estrat-ti da’più puri Autori , perché convien gir-ne al sicuro,■ aJl f infallibile.-