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di giorni, cioè de’climi, ne’quali ['accresci,mento della luce averà la durata d’uno, di due,di tre giorni, ovvero più.
3. Ma tutti quelli che sono lontani dal polo24. gradi o più, cioè fino ali’ equatore, fannocon la terra un rivolgimento, la maggiorpar-te del quale è nella metà illuminata , e la piùpicciola parte di sotto. Tutti quelli popolihanno dunque ineguaglianza di giorno e dinotte. Niuno può avere un giorno di 24. ore,poiché intaccano tutti, chi più chi meno, laparte inferiore dell' orizonte solare . Quindiviene che dalT equatore sino al cerchio polare,fi contano gli accrescimenti della luce, d’unpopolo ali’ altro, per climi d’ore, e fi assegnaun nuovo clima per tutto dove il giorno a’ 22,di Giugno è più grande d'una mezz’ora, chenel clima precedente, cominciando dall’ equa-tore , dove il clima è di 12. ore in ogni tempo.
4. E' cosa facilissima il determinare gli accre-scimenri del giorno, e la diminuzione dellenotti ,daU’equatore fino al polo. Ad eccezionedei due giorni ,r.e’queli l'orizonte solare è cor-cato su i’ asse, e l’equinozio è universale, co-testo orizonte solare taglia tutti i giorni dell'anno l’asse terrestre nel centro, che è lo stessoche '1 centro dell’equatore . Ciascun punto,o ciascun popolo dell’ equatore è dunque inogni tempo per dodici ore su la metà illumina-ta, e per dodici ore di sotto. Facendo l’orizontesolare con F asse un angolo che va sempre cre-scendo dall’equinozio sino al solstizio, doveegli è di 23. gradi e mezzo, deve il giorno an-dar crescendo sino al detto solstizio, nell’emi-sfero che guarda il Sole, e tale accrescimento
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