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si accerta non vi rimaner piò che cinqui convitti,c neppur una scuola «.
Merita pur anche di essere letta l’aringa del ce-lebre sig. Luigi de Mailer da noi riportata nel n.° 4.dell’articolo I.° della Dissertazione 4. a al tomo V fnella quale vengono giudiziosamente accennate le te-stimonianze in proposito de’recenti scrittori prole»stanti.
Che più? Sì fulgida è la luce di questa veritàche non potè non riverberare sugli occhi de’modernifilosofi nell’atto stesso che soffocando i naturali ri-morsi sforzavansi di non vederla per oppugnarla.Ascoltiamo quanto ne dice il più celebre tra i filo-sofi increduli quasi pentito delle acute salire checontro i monaci avea lanciate. «Fu lungo tempo,scrive egli, una consolazione pel genere umano chevi fossero degli asili aperti a tutti quelli clic voltanofuggire le oppressioni del governo goto e vandalo.Quasi tutti quelli, che non erano signori d’un ca-stello, erano schiavi 5 si fuggiva nella dolcezza deichiostri dalla guerra e dalla tirannìa.... Le pochecognizioni che restavano presso i barbari furono per-petuate ne’ chiostri. I benedettini trascrissero alcunilibri, e a poco a poco uscirono dai monasteri delleutili invenzioni. Essi coltivavano la terra, canta-vano le lodi di Dio, vivenno sobriamente, eranoospitali,.e i loro esempli poterono servire a moderarla ferocia di quel tempo di barbarie «. Lo stesso fi-losofo confessa » che i gesuiti prestarono grandi ser-vigi alle lettere, che i benedettini pubblicarono molleopere di gran valore ». ( Saggio sulla storia gen.t. &. c. 135 e 136. — Quest, sull’ Encicl. JpocalBeni della chiesa cc. ).
» I benedettini, così pure testimonia un filosofomilitare e viaggiatore, sono i primi, clic hanno rad-dolciti i costumi selvaggi de’barbari conquistatori cheusurparono gli avanzi dell’impero romano in Europa}essi coltivarono i primi le terre paludose, incoile ecoperte di foreste delle Clallie e della Germania. I
i.D .
Testimon-fin-
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