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Polizia medica / di Lorenzo Martini
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dicala, non era facile di apporvi rimedio. Il nome dA-ristotele era presso gli studiosi della natura in venera-zion troppo cjeca. Il muovere il più leggier dubbio suidogmi di lui sarebbe stalo inespiabile delitto. Ora e cbimai sarà quegli che ardisca dottrine per unanime con-senso di tutti i dotti sancite, per lunghezza di tempo con-fermate, che V immaginazione, dogni fatica impaziente,mercè varietà di oggetti a attraggono, richiamare a se-vera disamina, giudicarle non sulla autorità denomi,ma secondo lintrinseco valore; e quelle cose che eransiper incontrastabili verità per lungo spazio tenute, al-tre a più accurate disputazioni commettere, altre poi aperpetuo obblio condannare? Chi mai, dico, torrassi unassunto arduo? Bacone Di Verulamio. Egli, il confesso,non fu medico di professione: ma è certo altresì che nonfu alla scienza nostra peregrino. E veramente qual scrit-tore di medicina così al vivo, così al naturale dipinse lamorte? Ma anche quanto ecosì sottilmente disputò delrestaurare ed aumentare le scienze, chiaro attesta comeegli in gran conto tenesse la fisica cognizione delluomo.Quel grande segnò col dito ed aperse la via per cui sipotesse giugnere al vero : ma spianar tutte lerte, svelleretutti i bronchi non era affare di un solo. Descartes e Ga-lileo accingonsi a condurre a termine 1 opera dal Bri-tanno incominciata. Descartes fiorì nelle matematiche:ma egli era altamente persuaso che la nostra scienza èdi tutta necessità a dirigere gl ingegni. Perciocché scrisse :se mai si può qualche presidio sperare ad educar lumanagenerazione, ed a portarla a più alto grado di civiltà,solo dalla medicina, da essa solo potersi espettare. Inquanto poi a Galileo, insieme con noi, sotto le stesse ban-diere, commilitone lo avemmo. É ben vero che, dotatocome era di feracissimo ingegno, non si contenne nella